“Il design è il metodo per mettere insieme forma e contenuto.
Il design proprio come l’arte, ha più definizioni; non esiste un’unica definizione. Il design può essere arte. Il design può essere estetico.
Il design è così semplice, ecco perchè è così complicato”
Paul Rand
“Il design è intelligenza resa visibile”
Alina Wheeler
La scrittrice e divulgatrice Chiara Alessi afferma che “Il Novecento non è raccontabile se non attraverso le cose che ha prodotto. Le cose come sintomi.
Questo vale per le invenzioni, per la loro diffusione, ma anche per lo stile, anzi gli stili che ha concepito e che a loro volta hanno influenzato società, costumi, culture.
E vale soprattutto per il nostro Paese che è lo Stato delle cose”.
Vediamo insieme la nascita di due oggetti di uso comune nella vita quotidiana:
la borraccia e la schiscetta
La borraccia
La borraccia è stata inventata da un artigiano della Valle Strona nel Piemonte orientale, nella parte che va dal lago d’Orta alle montagne.
Il primo produttore al mondo della borraccia moderna fu l’artigiano Lorenzo Guglielminetti, venne perfezionata dal figlio Pietro: “Tutta d’un pezzo, come gli uomini probi, come le donne leali, come i soldati che la portarono appesa alla dura spalla tra lo zaino e il fucile, la pistola con cui conquistarono l’indipendenza d’Italia “, così scrisse la poetessa Amalia Guglielminetti figlia di Pietro.
La borraccia ha forma cilindrica a differenza di quelle usate in alpeggio, più piatte e circolari, curva su un lato e semipiatta dall’altro per incastrarsi alla cintura (o alla sacca) e meglio aderire al corpo, riesce a contenere un buon volume d’acqua ed è quindi perfetta per i soldati.
Il primo documento in cui appare tra le carte dell’Amministrazione Militare il nome di Guglielminetti è datato 26 gennaio 1853 e si evince la richiesta di produzione delle “borraccie” anzi “fiaschi detti volgarmente borraccie”, nello stesso anno viene pubblicato il primo volantino pubblicitario.
Da questo momento la borraccia di Guglielminetti entra a far parte dell’attrezzatura dell’esercito italiano conservandola quasi identica fino alla Grande Guerra.
Nel 1855 Pietro fornirà ben 10.000 borracce per la guerra in Crimea, nel 1859 quelle fornite durante la Seconda guerra di Indipendenza saranno 128.280.
La nipote Amalia ha tramandato un aneddoto, motivo d’orgoglio, raccontatole dal nonno Lorenzo su Vittorio Emanuele II che, durante una visita in caserma della Cernaia nel 1865, chiese a un giovane soldato quale fosse l’oggetto più importante dell’equipaggiamento militare ed egli senza indugio affermò essere la borraccia, disse infatti “ Perchè conserva fresco il beveraggio, Maestà e serve a calmare la sete”. Il divertente aneddoto si concluse con la prova della borraccia da parte del re che affermò: “A l’à rason el soldà. L’acqua a l’è propi fresca”.
Per decenni l’uso della borraccia venne confinato all’ambito militare.
Bisogna attendere il 1920 quando l’incisore svizzero Ferdinand Sigg intuisce le potenzialità di un nuovo metallo: l'alluminio.
Prendendo ispirazione dall’ambito militare ma creando un oggetto di uso domestico crea la Sigg bottle, una bottiglia di alluminio estruso e poi imbutito, in diverse dimensioni e finiture, utilizzata come bottiglia da notte viene considerata la nonna delle future lattine (la prima è stata creata nel 1958).
Un nuovo utilizzo della borraccia sarà quello nelle gare di ciclismo, fino al 1910 i ciclisti hanno usato bottiglie di vetro poco pratiche e pericolose, tanto che durante la tappa Nizza-Nimes al Tour de France il 10 luglio 1910 il campione francese Jean-Baptiste Camdessoucens cadendo si procura una grave lesione alla mano dovuta alla bottiglia di vetro andata in frantumi, da quel momento vengono utilizzati recipienti in lamiera saldata di stagno, della capacità di circa mezzo litro sigillati con tappi di sughero.
Se parliamo di ciclismo e di borracce la memoria ci riporta alla famosissima foto del 10 luglio 1952 pubblicata nel supplemento della Gazzetta dello sport, Lo Sport Illustrato, dove c’è il passaggio di una bottiglia tra Bartali e la maglia gialla Coppi.
La borraccia ci ha accompagnato fino ai nostri giorni, tanto che, nel 2021 è persino entrata nel paniere ISTAT come bene di consumo degli italiani che la utilizzano in sostituzione delle bottiglie di plastica per ridurne l’impatto ambientale.
Il portapranzo detto “schiscetta”
Il 15 luglio 2021 il Presidente Mattarella riceve un omaggio particolare da parte di una delegazione di Museimpresa (rete dei musei e archivi d’impresa), un simbolo del lavoro e dell’ingegno italiano durante la ricostruzione post-bellica, si tratta di un contenitore ermetico in metallo, è stato brevettato con il nome “La 2000” e viene prodotto sin dal 1952 dalla Caimi Pentolux una piccola azienda di Nova Milanese.
Renato Caimi, proprietario di questa fabbrica metalmeccanica, ebbe l’intuizione vedendo, nel 1949, un operaio sul bus a cui si era rovesciato il contenuto della schiscetta sulla testa di un passeggero.
In realtà esistevano già dei modelli di portapranzo pensati però per i bambini come quello brevettato nel 1871 da Charles C. Moore che era in metallo e si ripiegava a un terzo della propria altezza quando vuoto.
In America nel 1946 Earl Tupper aveva inventato dei sigilli ermetici, ispirati a quelli dei barattoli di vernice, che permettevano di conservare i cibi freschi più a lungo: nascono i Tupperware.
La 2000 di Caimi nasce esattamente per essere utilizzata come portapranzo, formata da un contenitore in alluminio con tappo ermetico a parte che veniva stretto al corpo della schiscetta mediante un braccio metallico agganciato al bordo superiore del contenitore, il contenuto poteva quindi essere trasportato e poi consumato direttamente dal contenitore.
Gianni Caimi, figlio di Renato, racconta: “Nelle fabbriche italiane c’erano delle vasche con acqua riscaldata da serpentine. Le schiscette venivano messe lì, in caldo. Poi si prendevano posate e tovagliolo portati da casa e ci si metteva a mangiare e a scambiare quattro chiacchiere".
Stiamo parlando di uno dei simboli dell’Italia operaia del dopoguerra che a Milano viene chiamato schiscietta dal lombardo “schisciare” cioè schiacciare.
Italo Calvino nella sua opera Marcovaldo dedica una novella proprio a quella che definisce la pietanziera, scrive: “Le gioie di quel recipiente tondo e piatto il cui segreto sta innanzitutto nell’essere svitabile, perchè già, subito, quel gesto richiama l'acquolina in bocca, specie se uno non sa ancora quello che c’è dentro, perchè ad esempio è sua moglie che gli prepara la pietanziera ogni mattina”.
La schiscietta dei nostri giorni si chiama lunch box e rappresenta il pasto smart, non si parla più di fabbrica ma di azienda, i nuovi fruitori non sono più gli operai ma i dipendenti e gli impiegati.
La borraccia e la schiscietta sono due semplici oggetti che accompagnano la nostra quotidianità e nascondono la storia dell’ingegno del nostro Paese.
“Le piccole cose sono responsabili dei grandi cambiamenti”
Paulo Coelho
Bibliografia:
-Lo stato delle cose di Chiara Alessi (Longanesi)
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