Mindfulness

Mindfulness non è il nome di una nuova tecnica, di una nuova pratica, di un nuovo corso che va di moda. E non è nemmeno sinonimo di “meditazione”. Né di consapevolezza. E non vuol dire “pienezza della mente” come potrebbe sembrare soprattutto se si scrive erroneamente con due elle. Mindfulness è semplicemente una parola inglese non traducibile in italiano (purtroppo ce ne sono, ed è per questo che è preferibile mantenere il termine in questa lingua). È uno stato, un’attitudine, una disposizione, un atteggiamento, una qualità della mente, un modo di approcciarsi con il corpo e con la mente a una certa situazione in un certo momento, che può essere coltivata, allenata e sviluppata attraverso diverse pratiche meditative, attraverso quella che chiamiamo – in senso molto generico – meditazione.

Ma la parola inglese è semplicemente la traduzione di una antica parola indiana che più o meno significa “presenza, attenzione consapevole, consapevolezza”, ma che esprime qualcosa di più complesso e che si fa da migliaia di anni: la definizione che ne ha dato Jon Kabat-Zinn, un biologo che negli anni Settanta ha creato tecniche e protocolli per la riduzione dello stress basati appunto sul concetto di mindfulness, è “porre attenzione intenzionalmente, nel momento presente e in modo non giudicante”.

Ci sono in realtà decine di modi di “praticare” quella che chiamiamo mindfulness, ma il punto è come si fa. Cioè, prestando intenzionalmente la propria attenzione su quello che succede qui e ora. Non si tratta di concentrazione, che significa focalizzarsi su una sola cosa ed escludere le altre. Si tratta di prestare intenzionalmente la propria attenzione a tutto quello che succede nel momento presente, sia su quello che si sta facendo sia su quello che succede intorno, sia sui propri pensieri che sul proprio respiro, sul proprio stato fisico, ecc. senza giudicare in alcun modo quello che sta succedendo, dentro o fuori di sé. Cioè senza dare giudizi, senza fare considerazioni, accettando tutto quello che viene.

Il modo più semplice è sedersi comodi, possibilmente con la schiena dritta, e cominciare a prestare attenzione al proprio respiro, soprattutto quello addominale, che viene dalla pancia. Se arriva un pensiero che ci distrae, magari “brutto”, lo si accetta, si prende nota magari dicendo “Ok, questo è un pensiero”, e poi si continua a prestare attenzione al respiro.

Si potrebbe cominciare a fare questa cosa per dieci minuti, tutti i giorni, in qualsiasi momento.