La toponomastica più curiosa di Bologna

Categoria
Storia della nostra città
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“ Ripenso a Bologna, ai tre giorni passati, mi sembrano un’oasi 

 di sole e di vita superiore più intensa che mi lascerà traccia per tutta la vita.

 E poi Bologna mi piace, coi suoi portici, i suoi bei palazzi rosso scuri, le sue

 belle piazze vaste, il suo San Petronio imponente, il suo movimento vivace…”

                                                                                         Carlo Michelstaedter



 

Facendo una passeggiata nel centro di Bologna potete scorgere alcune vie dai nomi in alcuni casi piuttosto bizzarri e curiosi, tra queste sicuramente spicca la conosciuta via dell’Inferno, che attraversa, dividendolo in due, il ghetto ebraico, conosciuta con questo nome sin dal Quattrocento poiché era considerato un posto mal frequentato e non raggiunto dai raggi del sole. Negli anni Quaranta è stata presentata istanza per il cambiamento del nome per ben 2 volte, la prima dal parroco e la seconda dai cittadini, il Comune però non ha mai accolto la proposta. Dall’Inferno passiamo al Paradiso, con l'omonima via che congiunge via S.Felice a via del Pratello, l’ipotesi sul toponimo più accreditato riguarda la presenza di due chiese quella di S.Nicolò (ancora esistente) e quella dei Santi Lodovico e Alessio ora occupata dall'istituto penale per i minori. E’ presente inoltre via dei Malcontenti che molto probabilmente prende il nome dalla famiglia Malcontenti che ivi dimorava, anche se la leggenda narra che il nome derivi dal fatto che da lì passava chi era condannato al patibolo. Via del Piombo che ci permette di raggiungere piazza Carducci deve il suo nome a un bassorilievo di piombo ritrovato nel 1502, raffigurante la Madonna con bambino e S. Giovanni Battista, fu eretto un oratorio chiamato Madonna del Piombo che venne però soppresso nel 1798, trasformato in una residenza dove visse Giosuè Carducci dal 1890 al 1907. Non lontano troviamo via Rialto ove un tempo scorreva un canale e vi era un ponte omonimo a quello più famoso veneziano, il nome deriva infatti dalle parole rio (fiume) alto (profondo). Se ci spostiamo in via Santo Stefano possiamo scorgere via Dal Luzzo che ci fa giungere fino a strada Maggiore, nella stretta via sulla destra troviamo il bassorilievo  di un grosso pesce che pare essere proprio un luccio; in realtà la via prende il nome dalla famiglia Luzzi e il pesce è stato scolpito in un secondo momento quando la famiglia si estinse e se ne perdette il ricordo.

Una laterale di via Barberia è via del Riccio che prende il nome dal soprannome dato a qualcuno che lì abitava probabilmente appartenente alla famiglia Richi da cui “Rico” e successivamente “Riccio”, comunque un piccolo riccio in pietra inciso era presente all’angolo con via Barberia, ora è visibile solo la traccia della formella che lo conteneva; tuttavia più recentemente è comparso il bassorilievo di un piccolo riccio al civico due.

In via del Cane, poco distante da via Farini, troveremo scolpita all’angolo con via Marsili la figura di un cane molto rovinata, dal Seicento compare per questa strada il nome di via del Cagnolo, in tempi più antichi era conosciuta come via del Guazzaduro cioè del guazzatoio, il luogo dove gli animali potevano bagnarsi e abbeverarsi grazie all'acqua del fossato della prima cerchia di mura allora presente.

Concludiamo il nostro tour toponomastico in via Senzanome, una laterale di via Saragozza che vanta il primato di essere il portico più stretto della città con i suoi 95 cm di larghezza.

La leggenda narra la volontà di un papa a degradarla con questo non nome in quanto considerata via di malaffare per la presenza di postriboli, in realtà il nome deriva dalla presenza di una famiglia medievale ed è stato così ripristinato solo alla fine dell’Ottocento in quanto in precedenza era detta via Sozzonome, storpiatura pittoresca e satirica di Senzanome. Si è tentato più volte nel corso dei secoli di modificarne il nome, considerato indecente, nel 1575, ad esempio, con un decreto del governo di Bologna, si affermò che la via dovesse chiamarsi “Borgo di S. Maria della Neve” vista la presenza dell’oratorio di Santa Maria della Neve ma questo nuovo odonimo non entrò nell’uso comune.

Buona passeggiata nella nostra bella città che ha saputo affascinare artisti, scrittori e filosofi tra cui ricordiamo: Francesco Petrarca, Guercino, Stendhal, Lord Byron, Goethe, Mary Shelley, Giosuè Carducci, Giovanni Pascoli, Dino Campana, Giorgio Morandi, Carlo Michelstaedter, Pier Paolo Pasolini e Umberto Eco.


 

Bibliografia:

-101 cose da fare a Bologna almeno una volta nella vita di Margherita Bianchini

(Newton Compton Editori)

-Le vie di Bologna Saggio di toponomastica storica di Mario Fanti 

 

Fonti: 

https://www.storiaememoriadibologna.it/