Il profumo
“ Il profumo è il fratello del respiro.”
Yves Saint Laurent
“Il profumo è la forma più intensa del ricordo.”
Jean-Paul Guerlain
“ L’odore è una parola, il profumo è letteratura.”
Jean-Claude Ellena
Il profumo può essere considerato un linguaggio non verbale: non descrive, non argomenta, non spiega ma produce un’impressione.
L’identità di un profumo ha due funzioni principali: quella espressiva in quanto comunica un’idea di sé, un’estetica personale, un gusto, e quella relazionale nella qualità del contatto che crea, nella percezione di cura che viene data.
L’odore percepito non viene sempre tradotto in parole ma resta come impressione e spesso può collegarsi a episodi passati, a ricordi.
Può evocare un luogo, una persona, un aneddoto specifico.
La memoria olfattiva può essere quindi personale ma anche culturale, se pensiamo agli odori condivisi da una comunità come per esempio la lavanda associata al pulito, gli agrumi alla freschezza e le resine alla ritualità.
Le famiglie olfattive più conosciute, secondo Tommaso Ghisburno nel libro Storia del profumo, sono:
agrumati/esperidati spesso legati a limone, bergamotto, mandarino, arancia.
Comunicano pulizia, energia e immediatezza;
aromatici/fougère come lavanda e erbe.
Comunicano pulizia, ordine e struttura, storicamente utilizzati per i profumi eleganti maschili;
fioriti come rosa, gelsomino, ylang-ylang.
Comunicano pulizia e solarità, spesso associati alle profumazioni femminili;
legnosi spesso legati a cedro, sandalo, vetiver e patchouli.
Comunicano solidità e maturità estetica.
ambrati/orientali come vaniglia e spezie.
Comunicano avvolgenza e profondità;
chypre legata a muschio, patchouli ed elementi verdi.
Comunicano eleganza e riconoscibilità;
gourmand come vaniglia, cacao e caramello.
Comunicano confort e sono molto popolari;
muschio/clean moderno legati al muschio.
Comunicano ordine e sono diffusissimi.
La forma più antica di profumo nasce dalla combustione di sostanze aromatiche utilizzata per secoli per 3 motivi principali: segnare lo spazio, regolare il tempo rituale e rendere visibile e percepibile l’invisibile; il termine latino per fumum significa attraverso il fumo e fotografa la priorità storica del profumo visto che nelle prime civiltà l’odore è una qualità dello spazio sacro, ciò che accompagna la parola, l’offerta, il canto e la processione.
Vengono utilizzate le resine, si tratta di un materiale concentrato, stabile e trasportabile come l’incenso (olibanum) che deriva dalla specie del genere Boswellia e la mirra da specie del genere Commiphora; entrambe si ottengono da incisioni della corteccia e raccolta dell’essudato.
In antichità viene utilizzato l’unguento come prima forma di profumazione personale, la sua formulazione è a base di oli o grassi legati a resine, spezie, erbe aromatiche e legni.
Durante il Medioevo viene utilizzata l’acqua di rose, un distillato leggero semplice da produrre e da conservare, tradizionalmente si ottiene per distillazione in corrente di vapore dei petali di Rosa Damascena o Rosa Centifolia, una volta raffreddato il distillato si separa in due frazioni: una piccolissima parte oleosa (olio essenziale di rosa) e una parte acquosa aromatica.
Nel Rinascimento verrà utilizzato l'alcol nella preparazione delle acque odorose, cio’ renderà il profumo più stabile ma pur sempre meno persistenterispetto a quello utilizzato oggi.
Presso le corti rinascimentali il profumo viene fatto oggetto di dono, il valore viene rappresentato non solo nel contenuto ma anche nella rarità delle materie utilizzate e nella cura del contenitore.
Tra Seicento e Settecento il profumo cessa di essere una preparazione da speziale o da farmacista e diventa una vera e propria attività organizzata con campi di fiori coltivati con continuità, laboratori dedicati, manodopera specializzata. Ad esempio, a partire dal XVII secolo la città di Grasse, nel sud della Francia, si specializza progressivamente dai guanti profumati alle essenze a sistema produttivo stabile creando un ecosistema economico.
La profumeria moderna nasce quindi dalla capacità di organizzare una filiera dalla coltivazione alla trasformazione, fino alla distribuzione.
Una curiosità: l’acqua di Colonia nasce grazie all’invenzione di Giovanni Maria Farina, profumiere italiano originario del Piemonte (Val Vigezzo) che nel 1709 si trasferisce a Colonia (importante città commerciale della Germania), il nome “Eau de Cologne” nasce proprio perché veniva prodotta a Colonia.
In una lettera scrive che il suo profumo ricorda “una mattina di primavera italiana, dopo la pioggia”. La Colonia classica si basa su una freschezza agrumata e aromatica, vengono utilizzati bergamotto, limone, arancio, spesso erbe e fiori leggeri come lavanda rosmarino e neroli.
Tra la fine dell’Ottocento e il Novecento assistiamo alla nascita dei grandi marchi dove il prodotto e la comunicazione diventano inseparabili, dove il packaging assume un ruolo centrale.
Il profumo subisce la sua ultima trasformazione: da prodotto elegante utilizzato per la vita sociale diventa un accessorio culturale, legato a moda, cinema, fotografia, pubblicità, rappresentando un'idea di personalità.
Quando scegliamo un profumo ricordiamoci di testarlo sulla nostra pelle e di fare una valutazione almeno dopo due ore che lo abbiamo provato, questo aspetto è determinante perché scegliere una profumazione sulla base delle prime sensazioni avute in pochi minuti significa scegliere l’introduzione del profumo, visto che molti di questi sono progettati per avere un’apertura; infatti se un profumo ci stanca dopo un’ora significa che non ci è gradito l’accordo di fondo o un elemento diffusivo troppo insistente.
E ricordiamoci che come asserisce la scrittrice C.JoyBell C
“Non si è mai completamente vestiti senza profumo.”
Bibliografia:
-Storia del profumo di Tommaso Ghisburno
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